Un padre, una figlia – Miglior Regia Cannes 2016 dal 1 al 5.9

 

DA GIOVEDì 1 A LUNEDì 5 SETTEMBRE ore 21.15 – domenica anche ore 18,30 – lunedì per tutti 4 euro

locandina itaUN PADRE, UNA FIGLIA

Un film di Cristian Mungiu. Con Adrian TitieniMaria-Victoria DragusLia BugnarMalina ManoviciVlad Ivanov. Titolo originale Bacalaureat, durata 128 min. – Romania, Francia, Belgio 2016

Romeo Aldea, un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza con l’idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare all’estero. Il suo progetto sta per giungere a compimento: Eliza ha ottenuto una borsa di studio per frequentare una facoltà di psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l’esame di maturità, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno prima degli esami scritti, Eliza subisce un’aggressione che mette a rischio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l’applicazione di quei principi che, in quanto padre, ha insegnato a sua figlia.

Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2016.

Chi è Romeo Aldea?

L’approssimarsi dei 50 anni sarebbe ancora più difficile per Romeo Aldea se nella vita non fosse sceso a qualche compromesso. Era così che si usava. Forse era così che ti insegnavano i genitori e che facevano tutte le persone che ti circondavano. Forse era quello che avevi capito di quanto ti avevano detto i tuoi professori: e cioè che è tutto quello di cui sono capaci la tua mente, la tua anima e il tuo cuore.

E una volta accettato il primo compromesso, il secondo e il terzo risultano più facili: ti sei dolcemente riconciliato con l’idea che il compromesso fa parte della vita e che, in fin dei conti, esistono diversi tipi di bugie, diversi livelli di compromesso e ogni sorta di situazione.

Del resto, se il mondo fosse stato onesto e leale, anche tu saresti stato onesto e leale: se tutte le persone attorno a te avessero rispettato la verità e la legge, tu avresti fatto altrettanto. Ma sfortunatamente la vita non funziona in questo modo e tu non vuoi essere un babbeo, un imbecille, un perdente e via dicendo. Nella vita bisogna essere flessibili, saper navigare nelle situazioni poco trasparenti, saper decidere in ogni circostanza cos’è giusto e cosa non lo è, fino a che punto si può scendere a patti, quali azioni sono tollerabili per te e dove si posiziona il limite invalicabile.

E una volta che hai fatto il primo grande compromesso, non puoi più tornare indietro. Non puoi premere il pulsante reset e ricominciare daccapo: ormai è fatta, devi proseguire lungo lo stesso percorso, nel bene e nel male. Perché adesso esiste una complicità tra te e coloro che sono stati testimoni delle tue azioni, che ti hanno assistito. Conoscono il tuo segreto, sono informati di una cosa che d’ora in avanti tu cercherai di nascondere, forse per sempre, e questa complicità ti rende prigioniero di una rete di legami, di intese, di accordi, di reciprocità, di senso di colpa, di menzogne, una rete che sarai costretto a continuare a tessere. Non hai alcun modo di essere schietto e sincero e non hai una strada per tornare indietro: diventa la tua seconda natura, una parte della tua esistenza. Di quando in quando ci fai caso, ma subito scacci il pensiero dalla tua mente per poter continuare a vivere con te stesso. E ti racconti che, tutto sommato, non è così drammatico, non è la fine del mondo, non hai ucciso nessuno, è la vita punto e basta.

Un giorno diventi genitore.

E a quel punto inizi a porti una serie di domande. Cosa è giusto dire ai tuoi figli? A che cosa vuoi prepararli? Scegli di guidarli lungo la strada che hai preso tu o li incoraggi ad avere dei principi qualunque cosa accada, poiché il loro percorso è soltanto all’inizio e non devono ancora niente a nessuno? Naturalmente, in quanto genitore, desideri il meglio per loro. Ma che cos’è il meglio per loro? E per quale mondo li stai preparando, quello in cui sei cresciuto tu o quello in un altro paese? Per il mondo reale o per un mondo ideale? Che cosa è giusto insegnare loro, a lottare con tutta la loro forza per il loro benessere o a rispettare gli altri e a combattere anche per i loro valori? Il fine giustifica i mezzi?

I modelli di pensiero e di comportamento che sono generalizzati diventano la norma, delimitano i confini etici di qualunque società, comprese quelle società in cui tutti si lamentano della corruzione. Naturalmente, parliamo sempre della corruzione degli altri e mai della nostra. Non vediamo noi stessi, ci consideriamo irreprensibili.

Protestiamo di essere stufi di vivere circondati da menzogne, sosteniamo che l’inganno e il malaffare sono insopportabili e tuttavia non denunciamo simili atti né li contrastiamo.

Cosa potrà mai fare un singolo individuo contro un intero mondo che è costruito e funziona in questo modo? Potrebbe mai una persona cambiarlo da sola? No. Potrebbe almeno provarci? Quando emerge questa domanda è già troppo difficile, è già troppo tardi. Potrebbero magari farlo i nostri figli? Potrebbero essere in grado di provarci, ma è giusto che un genitore auspichi questo tipo di vita per i propri figli? Non dovremmo volere che i nostri figli siano felici ed agiati e sperare che arrivi qualcun altro a sistemare il mondo, con tutti i sacrifici che una simile impresa comporta? Perché dovrebbe essere proprio mio figlio a immolarsi?

I livelli di significato UN PADRE, UNA FIGLIA è essenzialmente una radiografia del momento in cui un individuo si rende conto che la maggior parte della vita è ormai alle sue spalle. Hai già preso le decisioni importanti della vita e questo è lo stato in cui sei oggi. Spesso la vita a quest’età non assomiglia molto a come te l’eri immaginata quando eri giovane. Ma è così e adesso non puoi fare un gran che per cambiare. Eppure, senti che qualcosa la puoi ancora fare. Qualcosa che darebbe un senso a tutte le sventure che ti sono capitate: salvare i tuoi figli, educarli bene, aiutarli a compiere scelte migliori di quelle che hai fatto tu. E tuttavia non è così facile stabilire cos’è meglio dire ai propri figli.

UN PADRE, UNA FIGLIA è un film che parla di compromessi e di principi, di decisioni e di scelte, di individualismo e di solidarietà e anche di educazione, di famiglia e degli anni che passano. È la storia di un padre che si domanda che cosa sia meglio per sua figlia, se sua figlia debba imparare a sopravvivere nel mondo reale o se debba lottare per essere sempre onesta cercando di cambiare il mondo per quanto le sarà possibile.

Romeo Aldea è in quella fase della vita in cui sente la terra tremare sotto ai suoi piedi. Non è più giovane, ma non è ancora vecchio. Il suo matrimonio sta andando in frantumi, sua madre è anziana e malata, sua figlia è pronta per intraprendere il suo viaggio nell’esistenza. Si domanda che aspetto avrà il mondo dopo che sua figlia se ne andrà di casa e come gli appariranno i prossimi cinque, dieci, venti anni della sua vita.

Che cosa farà dopo? Non ha alcuna risposta, prova soltanto una grande ansia e la pressione di continuare la battaglia di ogni giorno per la routine e la sopravvivenza quotidiane. Ma sta ancora realmente vivendo? E che cosa può fare per mettere in guardia sua figlia, per guidarla ed evitare che anche lei si ritrovi nello stesso vicolo cieco quando arriverà alla sua età?

La storia di Romeo Aldea è anche la storia di una società e delle sue istituzioni.

Esiste un rapporto tra compromesso, corruzione, istruzione e povertà? Possiamo educare i nostri figli in modo molto diverso rispetto a quello con cui siamo stati educati noi?

L’essenza del racconto per un film di questo tipo non risiede nella spiegazione di tutte le tematiche e di tutti i significati della storia, ma nel riuscire a non limitarli eccessivamente. Il linguaggio è sempre astratto, la comunicazione è sempre imprecisa, a volte i dettagli veicolano tanto contenuto quanto la storia stessa nel suo complesso. La specificità del cinema risiede proprio in quei dettagli che possono essere percepiti solo guardando il film: un atteggiamento intraducibile, un sentimento non meglio precisato, uno stato mentale opaco, le cose che non possono essere tradotte in parole.

Che tipo di cinema?

UN PADRE, UNA FIGLIA appartiene a quel tipo di cinema che accorda importanza alla realtà e al realismo. È evidente che non è la realtà: semplicemente, utilizza gli eventi della vita quotidiana cogliendoli in tempo reale, senza ricorrere al montaggio o alla riorganizzazione di momenti che sarebbero potuti appartenere alla realtà, a una realtà più organizzata e strutturata rispetto alla vita reale.

La storia rispetta la cronologia degli eventi, ma resta soggettiva, limitata al punto di vista del protagonista. Ciò nondimeno, il racconto ha lo scopo di farvi comprendere quello che prova il personaggio e che riflessioni fa, ma solo osservandolo da una certa distanza.

Quello che conta è la verità di ciascun momento. Il punto di vista del regista sui quesiti morali sollevati dalla storia, l’interpretazione dell’attore, lo stile delle riprese – niente deve distrarvi dall’osservare il flusso degli eventi e dal trarre le vostre conclusioni sulla vicenda, sui personaggi e sui valori e i convincimenti che vengono messi in discussione.

Se il film riuscisse a farvi riflettere sulle vostre scelte di vita, sui vostri momenti di insincerità o su decisioni che avete preso in passato, sarebbe un bonus meraviglioso. Facciamo film per raccontare delle storie, per sollevare delle domande, per approfondire la nostra indagine del mondo che ci circonda. Ma le storie da raccontare

sono molte. Un regista deve sempre domandare a se stesso: perché hai scelto proprio questa storia in particolare? Auguriamoci che la ragione sia che ad un dato momento della sua vita gli è sembrata la più importante e la più urgente. E ha sentito l’impellente bisogno di raccontarla ad altre persone, convinto che avrebbe parlato loro di cose che contano veramente.

CRISTIAN MUNGIU

Cristian Mungiu è uno sceneggiatore e regista nato nel 1968 a Iaşi in Romania. Prima di studiare cinema, ha lavorato come professore e giornalista per la stampa, la radio e la televisione. Il suo film di esordio, OCCIDENT, è stato presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes nel 2002 e ha riscosso un grosso successo di pubblico quando è uscito in Romania. Nel 2007, ha diretto il suo secondo lungometraggio, 4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI, che ha ottenuto la Palma d’Oro al Festival di Cannes e ha in seguito vinto numerosi premi come Miglior film dell’anno attribuiti da varie associazioni internazionali di critici cinematografici. Inoltre, ha anche conseguito il premio per il Miglior film e il premio per la Miglior regia attribuiti dalla European Film Academy.  È tornato al Festival di Cannes nel 2009 come sceneggiatore, co-regista e coproduttore del film collettivo a episodi RACCONTI DELL’ETÀ DELL’ORO e nuovamente nel 2012 come sceneggiatore e regista del lungometraggio OLTRE LE COLLINE, ricompensato con due premi: Miglior sceneggiatura e Miglior attrice. Nel 2013, è stato uno dei membri della giuria del Festival di Cannes. UN PADRE, UNA FIGLIA è il suo quinto lungometraggio.