Questa sera allo Snaporaz: Il Canto delle Spose.

Trama: Tunisi, novembre 1942. Due adolescenti, Myriam e Nour sono amiche e vicine di casa sin dall’infanzia e condividono ogni segreto. Nour, musulmana, è innamorata di Khaled che il padre non vuole come genero finché non avrà un lavoro. Myriam, ebrea e orfana di padre viene promessa in sposa a Raoul, un medico benestante molto più vecchio di lei ma in grado di sanare i problemi economici familiari. Le due conserveranno una forte solidarietà fino a quando l’occupante tedesco, spalleggiato dai francesi collaborazionisti, non inizierà un’azione di propaganda volta a mettere i musulmani contro gli ebrei.

Nota di regia: Ho scritto questo film perché mi è capitato di allontanarmi dalle mia amiche più intime… dopo che si sono sposate loro…nel momento in cui mi sono sposata io. Non la vivo certo come una fatalità, ma mi ha portato a riflettere sulla forza delle amicizie d’infanzia, caratterizzate da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d’identificazione.[…] All’inizio del filmdurante il fidanzamento di Nour le due ragazze sono letteralmente fuse l’una con l’altra, ritratte insieme in ogni nquadratura. L’unica separazione è quella tra uomini e donne, che non condividono mai lo stesso spazio e non hanno accesso agli stessi oggetti di piacere. Poi, quando al guerra s’infiltra nel quotidiano di Nour e Myriam, ognuna viene gettata suo malgrado nella propria identità, costretta a condividere il destino della propria comunità.
Nota critica (Federico Raponi http://filmup.leonardo.it): La guerra esporta anche nelle periferie del conflitto il suo carico d’odio divisorio. Al secondo lungometraggio di finzione, la sceneggiatrice e regista Karin Albou applica le conseguenze della tragedia generale su una di quelle amicizie femminili nate nell’infanzia, “caratterizzate – sostiene Albou – da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d’identificazione”. Un tipo di vincolo che incarna inoltre il complesso rapporto ebrei-musulmani e, nella gravità del frangente, le rispettive zone d’ombra (da una parte il nazionalismo arabo pro nazista, dall’altra la comunità ebraica che, per tutelare la propria “elite”, decide di consegnare ai carnefici i membri più poveri). Con relative, laceranti contraddizioni: l’ebrea Myriam ha insegnato a Nour a leggere l’arabo, mentre quest’ultima crede poi alla colpevolizzazione degli ebrei – dallo stile di vita più libero, d’influenza europea – rispetto all’accesso a scuola, lavoro, ricchezza, fino alla responsabilità sullo scatenamento della guerra; approcciando però il Corano in maniera più estesa vede che, a seconda delle parti che se ne scelgono, il testo offre opposte indicazioni sull’intolleranza.

La Storia scorre all’esterno, con propaganda antiebraica e promesse di indipendenza, interdizione dalle professioni, multe etnico-confessionali, bombardamenti, razzie, rastrellamenti che coinvolgono pure gli hammam femminili, deportazioni per lavori forzati, mentre ne “Il Canto delle spose” tutto avviene tra le mura domestiche, luogo cardine della segregazione della donna. Si dà centralità al corpo femminile (con un’elegante esposizione di nudi insolita per un film girato in un paese a maggioranza araba, e per di più diretto da una donna) come oggetto da preparare funzionalmente al desiderio maschile, in una società in cui è l’uomo a decidere, in questo caso grazie anche ai soldi o al carisma. Nella scena della depilazione pubica, vissuta insieme dalle due amiche, si tocca così il momento di passaggio e commiato arrivando alla scoperta dell’altro sesso, ma non del piacere.

Da Venerdì 12 Febbraio presentiamo l’ultimo film di Pupi Avati: IL FIGLIO PIU’ PICCOLO

Sito Web: http://ilfigliopiupiccolo.it