LIFE di Anton Corbijn

 

 

 

lifemanifesto_lifeLIFE 

Un film di Anton Corbijn. Con Robert Pattinson, Dane DeHann, Joel Edgerton, Alessandra Mastronardi, Stella Schnabel. Durata 111 min. – Canada, Germania, Australia 2015.

IN PROGRAMMA ALLO SNAPORAZ DA VENERDì 16 A MARTEDì 20 OTTOBRE, ORE 21,15

DOMENICA 18/10 ANCHE ORE 17,00 E 19,15

MARTEDì 20/10 IN VERSIONE ORIGINALE INGLESE CON SOTTOTITOLI ITALIANI

È difficile immaginare la storia di James Dean senza le immagini scattate da Dennis Stock. All’inizio, l’attore non aveva nessun voglia di fare quel servizio fotografico con Stock, ma poi, gradualmente, tra loro si creò un rapporto di fiducia e di amicizia. Solo pochi mesi dopo, Dean restò ucciso in un incidente d’auto, dopo aver girato GIOVENTÙ BRUCIATA e IL GIGANTE. Stock pubblicò le sue foto su Life e da allora proseguì la sua fortunata carriera e visse fino a oltre gli ottant’anni, mentre James Dean divenne una leggenda. Ora, la storia di quell’incontro umano e professionale viene raccontata in un film.

LIFE racconta la genesi e i retroscena delle famose fotografie di Stock, pubblicate il giorno prima della presentazione a Times Square di LA VALLE DELL’EDEN e dell’improvvisa ascesa alla fama di Dean. Umanizza la persona dietro al mito, rivelando un giovane attore tormentato, che resiste al tentativo dell’industria di trasformarlo in un divo. Ma racconta anche l’altro uomo: l’artista dietro all’obiettivo e lo strumento di quella fama. L’autenticità della loro storia colpisce, in un’epoca di culto della celebrità, riconoscimenti fittizi e telecamere ovunque.

Le fotografie di quel viaggio del 1955 sono diventate immagini iconiche di un attore e di un’epoca, anticipando la cultura giovanile emergente. Quel servizio per Life metteva in luce il gap generazionale, ma anche il conflitto tra le diverse sensibilità di due giovani uomini. “James Dean è stato un catalizzatore della cultura giovanile”, osserva Iain Caning, “per tutti quelli che pensavano che fosse possibile intraprendere una strada un po’ diversa da quella tradizionale. Il personaggio di Dennis Stock, invece, aveva una famiglia disgregata, e guardava a quel giovane sperando di poter riportare indietro l’orologio. Ma Dennis non è capace di vivere alla giornata come fa Jimmy: mentre Jimmy non ha paura di rifiutare le convenzioni, Dennis si sforza di adeguarsi alle aspettative conformiste degli anni cinquanta. Il fotografo ha seguito il copione socialmente prestabilito: matrimonio, carriera, figli. Eppure è insoddisfatto. Ha visto fallire il suo matrimonio e si è sottratto alle sue responsabilità di padre, ma continua a cercare il successo convenzionale lavorando per le grandi testate. Come osserva Luke Davies, “Dennis è il giovane fotografo di punta di una rivista letta da trenta milioni di persone ogni settimana, e Jimmy è un giovane attore che ha interpretato alcuni programmi televisivi ed ora è il protagonista di un film in uscita che potrebbe renderlo famoso. In quel preciso momento, quindi, il personaggio socialmente più affermato è Dennis, non Jimmy. E per Jimmy quel servizio fotografico è come fare un patto col diavolo”.

LIFE racconta il dilemma di James Dean: desidera il successo, ma non vuole perdere la sua integrità. Avverte “il potere della Warner Brothers e della pubblicità, che gli suscita reazioni ambivalenti e contraddittorie”, osserva Davies. Desidera le opportunità che il successo può dargli ma non vuole rinunciare all’indipendenza, e detesta la macchina promozionale a cui vorrebbe sottrarsi. “Quindi Dennis è proprio il tipo di persona che Jimmy cerca di evitare”, e Dennis non lo capisce. “Chi non vorrebbe vedere le sue foto pubblicate su Life?”. Davies lo definisce “un gioco del gatto col topo”, quello tra Dennis e Jimmy. Tra loro c’è un forte attrito. In quel servizio fotografico Dennis vede un’opportunità professionale, Jimmy una trappola. Il loro rapporto riflette le tensioni culturali che agitano il paese, e la loro amicizia è una storia di riconciliazione delle differenze e di ricerca di un terreno comune. Gradualmente, i due uomini vanno verso quello che Davies definisce “una sorta di affetto esitante” e “alla fine del film ognuno dona qualcosa all’altro, una lezione di vita. È un dono velato di tristezza perché James Dean morirà presto, ma non per questo è meno prezioso”. Aggiunge Canning: “Nel corso del film, Dennis riuscirà ad aprirsi e ad abbracciare in qualche modo la vita, e James a ricomporre il conflitto tra la parte artistica e quella commerciale di Hollywood”.

“Oggi viviamo in un mondo diverso”, osserva Canning. “Il modo di documentare la celebrità è radicalmente cambiato dall’epoca in cui Dennis Stock faceva le sue fotografie, e credo che in qualche modo il film sia un omaggio alla libertà di allora. Dennis Stock e James Dean hanno viaggiato insieme come due amici: sono andati a Los Angeles, a New York e in Indiana, e ogni tanto si fermavano e Dennis scattava qualche foto a James. Non era una cosa pianificata, complicata e organizzata come i servizi fotografici di oggi. Il film fa emergere anche questa differenza tra ieri e oggi”. Secondo Canning, dal punto di vista di Dennis Stock il viaggio doveva servire in qualche modo “a conoscere meglio il soggetto, per poterne cogliere lo spirito nelle sue fotografie”. È il tipo di approccio che ha reso famoso anche Anton Corbijn come fotografo.

Un pensiero riguardo “LIFE di Anton Corbijn

I commenti sono chiusi.