Questi giorni, dal 16 settembre

In programma allo Snaporaz da venerdì 16 a lunedì 26 settembre (tranne dal 20 al 22 settembre) Tutte le sere ore 21:15. Sabato e domenica anche ore 18:30

 QUESTI GIORNI

Un film di Giuslocaeppe Piccioni. Con Margherita Buy, Maria Roveran, Marta Gastini, Caterina Le Caselle, Laura Adriani, Filippo Timi, Alessandro Averone, Mina Djukic, Sergio Rubini.  durata 120 minuti. Italia, 2016

Quattro amiche: Caterina, Liliana, Anna e Angela e una città di provincia. La prima ha ricevuto una proposta di lavoro in un hotel stellato a Belgrado e ha scelto di accettarla. Le altre decidono di accompagnarla portandosi dietro i loro problemi: una malattia, un innamoramento non convenzionale, una gravidanza agli inizi. Il viaggio costituirà per tutte un momento di svolta.

Liberamente ispirato al romanzo inedito “Color Betulla Giovane” di Marta Bertini. 

Presentato in concorso al Festival di Venezia 2016.

NOTA CRITICA

Cinema on the road che pensa al femminile e che traduce in emozioni idee, parole e atteggiamenti dalle nuove generazioni Giuseppe Piccioni aveva lasciato un segno nel cinema italiano con il suo secondo film, un on the road che attraversava la penisola (Chiedi la luna) leggendone i mutamenti. Torna ora a percorrere strade che lo portano fuori dal nostro sempre meno rappresentabile Paese per concentrarsi su quattro giovani attrici che aderiscono totalmente al suo progetto. Lo si comprende da alcuni sguardi e gesti che sembrano quasi rubati dalla macchina da presa. Ognuna di loro è alla ricerca di se stessa ma, al contempo, tutte sembrano voler fuggire da ciò che le agita nel profondo. Mostrano però, rispetto alle figure maschili che lasciano a casa o a quelle che incontrano sul cammino, uno scatto in più, una capacità di affrontare la vita senza quegli infantilismi che Piccioni dispensa a piene mani anche agli adulti Timi e Rubini. Il suo è un cinema che ha sempre avuto un’attenzione particolare per il femminile ma la declinava su personaggi più maturi. Oggi invece, come faceva il troppo rapidamente dimenticato Eric Rohmer, prende dalle nuove generazioni non solo idee ma anche parole e atteggiamenti che traduce in emozioni. (Giancarlo Zappoli, mymovies)

NOTE DI REGIA

Cos’è quell’illusione di eternità che improvvisamente si inceppa, minaccia di interrompersi proprio quando il futuro sembra comunque essere carico di promesse? Perché un viaggio intrapreso per suggellare il legame di un’amicizia che in quel modo cerca di diventare eterna, crea invece un’incrinatura insanabile nell’equilibrio incerto della vita quotidiana del gruppo?

Ho lavorato a lungo con le ragazze perché loro sono semplicemente il film. Non volevamo fatti eclatanti, o situazioni estreme da raccontare, insomma non una storia troppo premeditata. Avevamo poco tempo, molti spostamenti e tantissime scene da girare.  Nella parte inziale il tempo viene scandito dalla ripetizione, dalla frammentarietà episodica, dalla somma di vicende  di vita ordinarie, nella somiglianza dei minuti, delle esperienze. Nel viaggio, per quanto breve, si ha la sensazione di un’idea diversa della durata, che il tempo sia interamente vissuto. Dovevo stare semplicemente vicino a queste ragazze, dovevo filmare qualcosa che non è solo nella storia. Raccontare anche quel senso fisico dell’esistenza tipico di quell’età, quell’energia, quel dispendio senza riserve o cautele. In questo senso il paesaggio ci ha aiutati ma non in maniera descrittiva e la natura  è solo compagna di quei gesti, di quelle parole, di quelle vicende., della fiammata improvvisa che nell’arco di pochi giorni vissuti intensamente diventa rapidamente ricordo, un’occasione mancata, un gesto che si è perso da qualche parte, anche se bisogna andare avanti, sempre.  Come dice Caterina tutto quello che accade ci accade senza che ne siamo consapevoli:

“ Se qualcuno ci avesse detto, in quei giorni,
che quelli erano i nostri giorni, irripetibili,
e che eravamo dentro un’eterna promessa
che il tempo vissuto dopo non avrebbe mantenuto, noi non gli avremmo creduto,
avremmo pensato che invece il nostro tempo
fosse ancora davanti a noi,
che il meglio dovesse ancora venire…”