Il Disprezzo – martedì 14 ore 18:30 e 21:15 – versione integrale

IL DISPREZZO

(Le mépris, Francia-Italia/1963)

Regia: Jean-Luc Godard. Soggetto: dal romanzo Il disprezzo di Alberto Moravia. Sceneggiatura: Jean-Luc Godard. Fotografia: Raoul Coutard. Montaggio: Agnès Guillemot. Musica: Georges Delerue. Interpreti: Brigitte Bardot (Camille), Michel Piccoli (Paul), Jack Palance (Jeremy), Georgia Moll (Francesca), Fritz Lang (sé stesso), Jean-Luc Godard (assistente alla regia), Raoul Coutard (operatore), Linda Véras (sirena). Produzione: Georges de Beauregard, Carlo Ponti, Joseph E. Levine per Films de Beauregard / Les Films Concordia / Champion. Durata: 105’

Per la prima volta in sala il director’s cut di un classico della nouvelle vague, all’epoca stravolto dalla produzione (per l’edizione italiana Carlo Ponti lo fece scorciare di una ventina di minuti). Il romanzo di Moravia diviene il pretesto per uno dei film più lineari e narrativi di Godard, dove il paesaggio mediterraneo e marino offre un sontuoso contrasto alla volgarità del milieu cinematografico e all’amarezza della fine di una coppia. Tra Cinecittà e una Capri dai colori irresistibilmente pop, Michel Piccoli lavora sul set di un improbabile adattamento dell’Odissea (l’aristocratico regista è Fritz Lang che interpreta se stesso), mentre la moglie Brigitte Bardot è corteggiata dal produttore.

JEAN-LUC GODARD

16707251_10155337714458132_5172716643268346382_oFra i più significativi autori cinematografici della seconda metà del Novecento, esponente di rilievo della Nouvelle vague, è stato punto di riferimento per i giovani cineasti degli anni Sessanta, rappresentando un segno di demarcazione fra epoche e culture della storia del cinema. Un ruolo conquistato con l’originalità e l’intensità delle sue opere, ma anche con una ricerca che lo ha visto in posizioni di avanguardia per tutta la sua lunga carriera, capace di rinnovarsi costantemente insieme alla società e alle tecnologie audiovisive, restando tuttavia fedele a un linguaggio e a un’idea di cinema forti e senza compromessi. Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi, tra cui l’Orso d’oro al Festival di Berlino del 1965 con Alphaville e, dopo il Leone d’oro alla carriera nel 1982, il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1983 con Prénom Carmen. CONTINUA QUI

BRIGITTE BARDOT

16602277_10155337404253132_7017179713780734644_oBrigitte Anne Marie Bardot nasce a Parigi il 28 settembre 1934. Dopo gli esordi come danzatrice classica, diviene prima modella, quindi attrice e infine, dal 1962, cantante. È una delle poche attrici europee a diventare popolarissima negli Stati Uniti. Lei e Marilyn Monroe sono le icone per eccellenza della seduzione femminile negli anni Cinquanta e Sessanta.
Esordisce nel cinema nel 1952 con Le Trou Normand. I suoi primi film sono per lo più storie romantiche commerciali e appare in piccole parti in tre film inglesi, fra cui Atto d’amore (1954) di Anatole Litvak e Dottore in alto mare (1955) di Ralph Thomas, entrambi accanto a Dirk Bogarde. Dopo una partecipazione a Grandi manovre (1955) di René Clair e a Mio figlio Nerone (1956) di Steno, dove recita accanto a Alberto Sordi e Vittorio De Sica, Roger Vadim la scrittura in Piace a troppi(1956), dove recita accanto a Jean-Louis Trintignant e Curd Jürgens, che diventa un grande successo internazionale, trasformando l’attrice in una celebrità mondiale. Fra gli altri film che interpreta vanno ricordati La ragazza del peccato (1958) di Claude Autant-Lara, da un romanzo di Georges Simenon, con Jean Gabin; Femmina (1959) di Julien Duvivier; Babette va alla guerra (1959) di Christian-Jaque; L’affare di una notte (1960) di Henri Verneuil; La verità (1960) di Henri-Georges Clouzot, una delle sue migliori interpretazioni e uno dei suoi più grandi successi; Vita privata (1961), di Louis Malle, con Marcello Mastroianni; Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard; Viva Maria! (1965) di Malle, con Jeanne Moreau; William Wilson (1968) di Malle, episodio di Tre passi nel delirio, con Alain Delon; L’orso e la bambola (1969) di Michel Deville. Nel 1974 annuncia il suo ritiro dalle scene e si dedica principalmente all’attivismo per i diritti degli animali. Nel 1986 istituisce la Fondazione Brigitte Bardot per il Benessere e la Protezione degli Animali.

Il 7 gennaio 1963, l’attrice firma il suo contratto. Il disprezzo si costruisce su questa firma, perché, dopo Piace a troppi, uscito nel dicembre 1956, Brigitte Bardot è il corpo di donna più celebre al mondo. B.B. è braccata dai paparazzi e dai reporter di cronaca rosa, sollecitata da ogni parte, compresi gli Stati Uniti dove è diventata una vera star. Ma pochi la considerano ancora come un’attrice: rimane essenzialmente una starlette innalzata di livello, anche se il suo coraggioso rifiuto di lasciarsi ricattare dall’OAS alla fine del 1961 ha rivelato ai francesi – e a De Gaulle, sinceramente impressionato – una forte personalità. È anche questo che la stessa Bardot sta cercando quando accetta di girare con Godard nel 1963, dopo Vita privata, film sul ‘fenomeno B.B.’ diretto da Louis Malle due anni prima: una forma di aura artistica, un divenire icona che l’emanciperebbe dal destino delle stelle filanti. Godard gioca perfettamente questo ruolo perché, se non dovesse rimanere che un solo film della Bardot, questo sarebbe evidentemente Il disprezzo, e perché sceglie di dirigerla non come una starlette, né come un personaggio autonomo o un’attrice, ma come se lei incarnasse, di fatto, la stessa B.B. La considera come un’entità glamour, un frammento celebrato nel grande corpo del cinema, mentre le affida dei dialoghi elaborati, facendola recitare costantemente ‘alla Bardot’ ma su un registro minimalista e ieratico. Bardot, nel Disprezzo, somiglia alla propria statua.

(Antoine de Baecque, Godard. Biographie, Grasset, Paris 2010)

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