dal 17 al 20/2 DOPO L’AMORE; in rassegna 21/2 BUENA VISTA SOCIAL CLUB

  • venerdì 17/2 ore 21.15 DOPO L’AMORE
  • sabato 18/2 ore 18:30 e 21:15  DOPO L’AMORE
  • domenica 19/2 ore 16:30, 18:30 e 21:15 DOPO L’AMORE
  • lunedì 20/2 ore 21:15 DOPO L’AMORE (in francese con sottotitoli)
  • martedì 21/2 ore 21:15 BUENA VISTA SOCIAL CLUB (in originale con sottotitoli)

DOPO L’AMORE

(Titolo originale L’économie du couple)

Un film di Joachim Lafosse, con Bérénice Bejo, Cédric Kahn, Marthe Keller, Catherine Salée, Tibo Vandenborre, sceneggiatura: Fanny Burdino, Joachim Lafosse, Mazarine Pingeot, Thomas van Zuylen, fotografia: Jean-François Hensgens | Belgio, Francia 2016 | 100 min.

Dopo l’amore racconta la vicenda di Marie e Boris che, dopo quindici anni di matrimonio, vivono le asprezze e i paradossi di una vita da “separati in casa” per amore delle figlie e per problemi economici. Il regista di Proprietà privata torna al cinema con un mélo dei nostri giorni, impeccabile, asciutto, buffo e straziante, con la straordinaria Bérénice Béjo, indimenticata protagonista di The Artist, e l’attore/regista Cédric Khan.

[…] Interpretato da Bérénice Béjo e Cédric Kahn, che superano i confini della rappresentazione, “Dopo l’amore” mette in scena con rara proprietà, eludendo cliché e psicologismi, i dubbi, le paure e la vitalità, malgrado tutto, di una coppia arrivata a fine corsa. Abile nell’individuare ed emergere i movimenti sottili che corrompono i sentimenti, l’autore belga chiude i suoi protagonisti in un interno e fa di quel domicilio coniugale qualcosa su cui litigare ma non la ragione del litigio, che è sempre altrove […].

martedì 21/2 ore 21:15 – OMAGGIO A WIM WENDERS

BUENA VISTA SOCIAL CLUB

Un film di Wim Wenders. Con Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Company Segundo, Omara Portuondo, Eliades Ochoa, Ibrahim Ferrer, Orlando Lopez, Ruben Gonzales, durata 101 min. – Germania 1998 – (in originale con sottotitoli)

Il musicista Ry Cooder, invitato da Wenders, va alla scoperta dei musicisti del Buena Vista Social Club di Havana. I talenti che ospitava, erano (e sono) enormi, ma sconosciuti (fino a questo film) al grande pubblico. Wenders, col suo stile rigoroso, reale-espressionista (appunto, è solo suo) racconta la loro storia, lunga, misera e magnifica. I personaggi sono: Ibrahim Ferrer, cantante, Ruben Gonzalez, chitarrista, Manuel “Puntillita” Licea, pianista, Omara Portuondo, l’Edith Piaf cubana, Manuel Galban, chitarrista. E altri. Tutti oltre gli ottanta, qualcuno oltre i novanta. Il regime di Castro, inibendo loro il resto del mondo, li ha costretti a una vita povera anche se non infelice: lo dicono continuamente “la fortuna di essere cubano”. E comunque, per il successo nel mondo c’è voluto Wenders, che ama queste iniziative, basti ricordare i Madredeus, diventati internazionali grazie a Lisbon Story. Nella loro tournée americana i cubani guardano le vetrine della Quinta strada e non riconoscono le effigi di Kennedy e della Monroe. E tutti raccontano, di quegli anni lontani, del Club in cui si esibivano, loro, leggende tornate viventi. E naturalmente Wenders non ignora L’Havana, la povertà, i colori, le vecchie Cadillac rimaste lì dai tempi di Batista, gli alberghi lussuosi rovinati dal vento e dal mare e lasciati a marcire, le prostitute, i mendicanti, i bambini che rincorrono i turisti. Il film comincia col grande concerto di New York del gruppo, e ricordo dopo ricordo ritorna al concerto. Da allora i musicisti, vitali, eterni, girano i teatri del mondo e vendono milioni di dischi. Un grande film, il miglior Wenders.

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