Salotto Snaporaz – sala virtuale dal 22/7 al 26/7: Dio Esiste e Vive a Bruxelles, Quando Eravamo Fratelli, Buio, Daguerréotypes

DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES
(originale e doppiato)
Titolo originale Le Tout Nouveau Testament. Durata 115 min. Belgio, Francia, Lussemburgo 2015

⇰ dal 22 al 26 luglio ore 15:00

Dio esiste e vive a Bruxelles è un film del 2015 diretto da Jaco van Dormael.
La storia racconta la quotidianità di Dio (Benoit Poelvoorde) che, più che un’entità sovrannaturale, è un uomo in carne ed ossa malvagio e torturatore. Egli vive con sua moglie e sua figliaEa in un piccolo e sporco appartamento della capitale belga, trascorrendo il tempo libero tra birra e sigarette.
Il suo lavoro, invece, consiste nel manipolare le vite degli uomini da un vecchio computer del suo ufficio, a cui è severamente vietato l’accesso. Ea e sua madre, prive di alcun potere decisionale, possono solo guardarlo impotenti mentre si diverte a provocare eventi infausti e uccidere. Tutto cambia quando Ea, stanca dell’ennesimo sopruso, decide di seguire le orme del fratello J.C., l’unico che ha trovato il coraggio di lasciare la casa paterna ed unirsi agli uomini.
Prima di fuggire, però, invia a tutte le persone presenti nell’archivio del padre un SMS che svela la data della loro morte. Tra le strade di Bruxelles c’è ormai il panico: alcuni non vogliono credere alla veridicità di quanto letto, altri si dicono pronti a sfidare la sorte. Ea deve affrettarsi a trovare uno scriba e sei apostoli per scrivere da capo un nuovo testamento biblico…

QUANDO ERAVAMO FRATELLI
(originale e doppiato)
Titolo originale We The Animals. Durata 94 min. USA 2018

⇰ dal 22 al 26 luglio ore 17:00

Tratto dal romanzo d’esordio di Justin Torres, Quando eravamo fratelli ha incantato il Sundance Film Festival. È la storia di Manny, Joel e Jonah, che si fanno largo nell’infanzia e rispondono come possono al precario affetto dei loro genitori: il padre è portoricano, la madre bianca, e il loro amore è di quelli impegnativi, pericolosi, capaci di fare e disfare una famiglia molte volte. La vita in casa è intensa e totalizzante, in un continuo oscillare tra lacrime ed euforia. Mentre Manny e Joel crescendo diventando sempre più simili a loro padre, Jonah, il fratello più giovane, abbraccia un mondo di immaginazione che è solo suo.

BUIO
(italiano)
Titolo originale Buio. Durata 98 min. Italia 2015

⇰ dal 22 al 26 luglio ore 19:00

Buio, il film diretto da  Emanuela Rossi, segue la storia di Stella (Denise Tantucci), Luce (Gaia Bocci) ed Aria (Olimpia Tosatto), tre giovani sorelle che hanno perso la madre e che ora vivono segregate in casa al buio, con le finestre sbarrate. Fuori c’è un Apocalisse che è avvenuta dopo un’eruzione solare e che ora sta sterminando l’intera popolazione. Le tre ragazze vivono un’esistenza claustrofobica, non possono uscire dall’abitazione perché i raggi del sole sono diventati troppo potenti.
Il padre (Valerio Binasco) munito di maschera antigas e tuta termica, esce ogni giorno alla ricerca di cibo necessario per sopravvivere. Una sera però l’uomo non fa rientro a casa e la diciassettenne Stella indossa l’elmetto e decide di andare alla scoperta del mondo…

DAGUERRÉOTYPES
(originale)
Titolo originale Daguerréotypes. Durata 80 min. Francia 1976

⇰ dal 22 al 26 luglio ore 21:00

Agnès Varda: il progetto è quello di fornire le chiavi della mia opera. Il film si divide in due parti, una per secolo. Il Ventesimo secolo va dal mio primo lungometraggio La Pointe courte nel 1954 all’ultimo del 1996, Cento e una notte. Nel mezzo ho girato documentari, film, lunghi e brevi. La seconda parte inizia nel Ventunesimo secolo, quando le piccole cineprese digitali hanno cambiato il mio approccio al documentario, da Les Glaneurs et la glaneuse nel 2000 a Visages Villages diretto con JR. Ma in quel periodo ho creato soprattutto installazioni d’arte, i Triptyques atypiques, le Cabanes de Cinéma, e ho continuato a fare documentari, come Les Plages d’Agnès. Tra le due parti c’è un piccolo promemoria della mia prima vita di fotografa. Potremmo chiamarla lectio magistralis, ma non mi sento una maestra e non ho mai insegnato. Non mi piace l’idea. Non volevo farne una cosa noiosa. Così si svolge in un teatro pieno di gente, o in un giardino, e cerco di essere me stessa e di trasmettere l’energia o l’intenzione o il sentimento che voglio condividere. È quello che chiamo cine-scrittura, in cui le scelte partecipano a qualcosa che si chiama stile.
Agnès, insieme alla figlia Rosalie, esce in strada e filma. La strada è Rue Daguerre, nel 14° arrondissement, dove ha abitato per cinquant’anni. La sua cinepresa interroga le vite di bottega, i negozianti della via, cerca e trova la concreta poesia delle baguettes croccanti, delle bistecche fresche di taglio, delle stoffe cucite a mano. Intanto ascolta storie, che sono talora storie di migrazioni, di gente che ha cercato e trovato un posto nel mondo. Sì, se ci aspettiamo il fascino di una Parigi che non c’è più, l’attesa è ripagata. Senza dimenticare che questo è “uno dei grandi documentari moderni, che ha fondato un nuovo genere, l’antropologia dell’affetto” (Richard Brody, “The New Yorker”).