Il 19/2 e il 23/2 I Vitelloni, dal 21/2 al 24/2 Gli Anni più Belli, dal 26/2 al 2/3 Parasite

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È l’anno di Fellini. Al centenario della nascita di questo cineasta grandissimo e unico, in un battibaleno approdato al mondo, per sempre consegnato all’olimpo della storia del cinema, abbiamo pensato e lavorato a lungo. Nel corso degli ultimi anni abbiamo restaurato tredici dei suoi film, e da gennaio ne riportiamo cinque nelle sale italiane, un carnet di Cinema Ritrovato al cinema che allinea cinque capolavori, Lo sceicco bianco, I vitelloni, La dolce vita, , Amarcord.

vitelloniposterTitolo originale I Vitelloni. Durata 104 min. Italia 1953

⇰ mercoledì 19 febbraio ore 19:00 e 21:15
⇰ domenica 23 febbraio ore 10:30

Quattro trentenni di una piccola città di mare, vivono nell’eterna attesa di diventare adulti. Durante le stagioni invernali, si trascinano fra il biliardo e il caffé, fra velleità letterarie, scherzi goliardici e facili avventure erotiche, in una dimensione di ozio irresponsabile. Li segue con ingenua ammirazione il più giovane Moraldo, che gradatamente si libera dall’influenza di Fausto, dongiovanni da strapazzo e decide di abbandonare il tepore protettivo del borgo per affrontare il viaggio alla volta di Roma. Fellini intreccia le vicende dei quattro vitelloni (interpretati magistralmente da Sordi, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste e dal fratello Riccardo), adottando una narrazione vivacemente frammentaria che culmina in sequenze di sottile amarezza (l’atmosfera disfatta del dopo Carnevale) e in situazioni beffarde (la tentata seduzione di Leopoldo da parte di un vecchio guitto omosessuale). Per la prima e unica volta nel cinema felliniano, il mondo degli adulti (i genitori dei vitelloni) è rappresentato come un modello etico, senza ambiguità. Le riprese si svolsero per lo più a Ostia e, nelle prime copie del film, i distributori non vollero figurasse il nome di Sordi, che a quell’epoca ritenevano fosse sgradito al pubblico.


SI REPLICA!

GLI ANNI PIÙ BELLI racconta quarant’anni di vita di quattro adolescenti che diventano uomini. Racconta le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e i loro fallimenti specchio dell’Italia e anche degli italiani dagli anni ’80 ad oggi. Il film è un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni ed epoche differenti.

Il vero motore del film è il tempo.

Siamo modellati dal tempo. Crediamo di essere in controllo delle nostre vite quando invece l’unico grande burattinaio è il tempo che passa e ci modifica lentamente, ci fa accettare le cose che ci parevano inaccettabili, ci disillude, ci disincanta eppure poi ci incanta di nuovo all’improvviso facendoci sentire adolescenti anche quando non lo siamo più. Il tempo segna i personaggi del film, li definisce, li trasforma in qualcosa che trascende dal loro stesso controllo. E’ così che gli anni scivolano via e si susseguono mentre si cerca di cavalcare gli eventi, spesso senza riuscirci.

Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma sono nati alla fine degli anni ’60, sotto l’ombra delle grandi ideologie che hanno accompagnato la crescita e i mutamenti del Paese dalla ricostruzione del dopoguerra al tempo delle rivoluzioni studentesche del ’68; la loro è una generazione percepita come nata troppo tardi, troppo tardi per cambiare il mondo, cresciuta col complesso di non essere abbastanza reattiva, abbastanza colta, abbastanza rivoluzionaria. Una generazione che si è arresa sentendosi inferiore ai fratelli maggiori e ai suoi padri. E’ stata una generazione sostanzialmente passiva e transitoria.
Le relazioni umane però non hanno tempo e all’interno della cornice della grande Storia, la “piccola storia” dei protagonisti narra di una grande amicizia, di un grande amore e di tutte le sue declinazioni: il tradimento, la delusione, la corruzione dei sogni, lo smarrimento delle certezze dell’adolescenza e della realizzazione di ciò che siamo realmente stati, una volta entrati nell’età più adulta.

Nel film Gli anni più belli c’è il racconto di tutte le nostre fatiche, sconfitte e vittorie, e delle cose che ci fanno stare bene, che sono quelle più semplici, quelle che avevamo a portata di mano durante l’adolescenza, ma ancora reperibili, se lo vogliamo, nell’età adulta, se riusciamo a trovare la quadra delle cose e ci si accetta per quello che siamo divenuti.

Io sono nell’anima di tutti i personaggi che racconto. Soffro con loro, mi emoziono con loro, amo con loro e con loro vivo tutte le curve di questo viaggio. 40 anni di storia scorrono sotto i nostri occhi e ci permettono di aprire una riflessione sulle nostre vite, sui nostri ricordi, sulle nostre proiezioni fatte da ragazzi e le valutazioni arrivate dopo quegli anni di formazione col senso di assoluto in tasca. Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma guardano avanti, sono incurabilmente affamati di vita. La musica di Nicola Piovani, tutta in tonalità maggiore, li accompagna con affetto comprendendo le loro transizioni nel tempo e legandole in un immaginario ponte musicale che osserva la storia dall’alto senza mai sottolineare i momenti bui ma avvertendo invece l’instancabile slancio verso un domani migliore che tutti i protagonisti si portano dentro.

Quando il talento di tutti si unisce in una forza comune, allora si veleggia insieme verso una vita parallela a quella reale, che alla fine, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, si trasforma nel film che insieme avremo fatto.
Fare film è aprire continui capitoli all’interno di una vita. Il cinema, in questi ventitré anni di carriera, mi ha donato la possibilità di esprimere chi fossi, di raccontare come vedessi il mondo e di riconoscere la mia identità. In qualche modo mi ha salvato la vita. Ho cercato di trovare la mia voce e il cinema me l’ha data. E’ stato un viaggio febbrile iniziato subito dopo il liceo, illuminato dall’amore verso i Padri del nostro cinema ai quali questo mio dodicesimo film porta tributo e omaggio. Dobbiamo essere costantemente ispirati per trovare ispirazione. Gabriele Muccino

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Titolo originale Gli Anni più Belli. Durata 129 min. Italia 2020

⇰ venerdì 21 febbraio ore 18:30 e 21:15
⇰ sabato 22 febbraio ore 18:30 e 21:15
⇰ domenica 23 febbraio ore 18:30 e 21:15
⇰ lunedì 24 febbraio ore 18:30 e 21:15

Gli anni più belli è la storia di quattro amici Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo, (Kim Rossi Stuart), Riccardo (Claudio Santamaria), raccontata nell’arco di quarant’anni, dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta.
Le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e fallimenti sono l’intreccio di una grande storia di amicizia e amore attraverso cui si raccontano anche l’Italia e gli italiani. Un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni e anche epoche differenti.


Per gente di diversa estrazione sociale vivere assieme nello stesso spazio non è semplice.

Succede sempre più spesso in questo triste mondo che le relazioni umane basate sulla coesistenza o sulla simbiosi non reggano, e che un gruppo sia costretto ad instaurare una relazione parassitica con un altro.

In un mondo del genere, chi può puntare il dito contro una famiglia in difficoltà, intrappolata in una lotta per la sopravvivenza, e definirli tutti parassiti?

Non erano parassiti all’inizio. Sono i nostri vicini di casa, amici e colleghi, spinti fino all’orlo del precipizio.

Ritratto di persone comuni che precipitano in un inevitabile tumulto, questo film è: una commedia senza clown,
una tragedia senza cattivi,
che ci conduce ad un intreccio violento, ad un tuffo a capofitto giù dalle scale. Siete tutti invitati in questa tragicommedia inarrestabilmente feroce. BONG Joon Ho

Dopo due film realizzati in inglese e con capitali statunitensi come Snowpiercer e Okja, Bong Joon-ho è tornato a realizzare un film al 100% coreano con questo PARASITE, clamoroso cocktail di generi che va dalla commedia nera al dramma sociale, passando per il thriller capace di assumere venature quasi horror ma anche per un sentimentalismo commovente.

Nelle parole dello stesso regista, questo film è “il racconto di persone comuni alle prese con una inestricabile confusione; una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e a un tuffo a capofitto giù dalle scale.” Prima della proiezione ufficiale al Festival di Cannes del 2019, dove il film è stato presentato in prima mondiale, Bong aveva scritto ai giornalisti e critici una lettera aperta nella quale, come Tarantino per il suo C’era una volta a… Hollywood, pregava di non rivelare in articoli e recensioni le tante sorprese e i molti ribaltamenti presenti nella trama, ma soprattutto il grande twist a sorpresa del finale. A Cannes, dove in passato aveva già presentato film come The Host, l’antologico Tokyo!, Mother e l’Okja targato Netflix, ha vinto la Palma d’oro. Parasite è stato il primo film sudcoreano a vincere il festival, e il primo a ricevere la Palma d’oro all’unanimità dai tempi di La vita di Adele di Abdellatif Kechiche.

È stato anche il primo film sudcoreano a venire candidato ai Premi Oscar, vincendone quattro (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura originale e Miglior Film Straniero), tra cui quello per il miglior film, mai assegnato fino a quel momento a un lungometraggio non in lingua inglese (non considerando i film muti).

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Titolo originale Gisaengchung. Durata 131 min. Corea del Sud 2019

⇰ mercoledì 26 febbraio ore 18:30 e 21:15 (in lingua originale con sottotitoli italiani)
⇰ venerdì 28 febbraio ore 18:30 e  21:15
⇰ sabato 29 febbraio 18:30 e 21:15
⇰ domenica 1 marzo ore 18:30 e 21:15
⇰ lunedì 2 marzo ore 18:30 e 21:15

I quattro membri della famiglia di Ki-taek sono molto uniti, ma anche molto disoccupati, e hanno davanti a loro un futuro incerto. La speranza di un’entrata regolare si accende quando il figlio, Ki-woo, viene raccomandato da un amico, studente in una prestigiosa università, per un lavoro ben pagato come insegnante privato. Con sulle spalle il peso delle aspettative di tutta la famiglia, Ki-woo si presenta al colloquio dai Park. Arrivato a casa del signor Park, proprietario di una multinazionale informatica, Ki-woo incontra la bella figlia Yeon-kyo. Ma dopo il primo incontro fra le due famiglie, una serie inarrestabile di disavventure e incidenti giace in agguato.


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